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Lavoro alternativo? Il mercatino dell’usato!
Venerdì 15 Novembre 2013
Elisa Artuso

Non è più il caso di piangersi addosso e nemmeno di stare ad ascoltare le solite lamentele sulla crisi, ormai trite e ritrite: sappiamo tutti che le chiacchiere non risolvono i problemi né aiutano a farsi venire nuove idee. Di paura ce n’è tanta, troppa, ed è questa che frena l’iniziativa: investire su un'idea nuova quando tutti sono giù di morale fa tremare le gambe.

Tuttavia ci sono dei settori che funzionano, che non risentono della crisi forse proprio perché in qualche maniera sono nati per andare incontro alle esigenze delle persone. Uno di questi è il quello dell'usato: una maggiore consapevolezza nei confronti dell’ambiente, la necessità sempre più sentita di limitare gli sprechi e i rifiuti senza rinunciare alla qualità, porta le persone nei mercatini di tutta Italia e alcune di esse si appassionano a tal punto da intraprendere una nuova professione, proprio in questo settore.

Non è certo un’idea nuova: i mercatini delle pulci e i luoghi di scambio trovano origine nella notte dei tempi. La novità sta nel fatto che oggi questo settore vive una stagione piena di novità: non si tratta più di ritrovarsi in bugigattoli pieni di cose vecchie impolverate. Oggi nei mercatini dell’usato comprano e vendono persone di ogni genere e per questo è sempre più frequente l’interesse da parte di persone che desiderano aprire o gestire un mercatino in proprio.

E dove s’impara? In effetti non ci sono scuole, qualcuno cita “the University of Sidewalk Street” come uno luogo ottimo per reinventarsi. Che sia anche questo un segno dei tempi? La cultura serve sempre in tutti i settori, ma qui ci vuole tantissima passione per le persone e per le cose, ci vuole un po’ di intraprendenza, voglia di farcela e attitudine a gestire relazioni con chi compra e chi vende, voglia di comunicare il propria entusiasmo e le proprie idee, anche attraverso il web o con altri strumenti.

Queste cose a volte si imparano per caso, lungo la propria strada, magari spolverando talenti un po’ sopiti. Ma sempre e comunque bisogna saperci fare, bisogna volerlo, impegnarsi nella corretta formazione e avere uno spirito imprenditoriale. Di spazio ce n’è e tutto si può imparare perché la passione ci porta ovunque. Come vi abbiamo già detto, il nostro è un settore in crescita: il desiderio di liberare casa dagli oggetti inutilizzati e di acquistare a prezzi piccoli è sempre maggiore.

Chi cerca lavoro ci può pensare seriamente perché il settore dell’usato è uno dei pochi in cui c’è spazio. Lo confermano i dati della Camera di Commercio di Milano che vi abbiamo segnalato qualche tempo fa, lo confermano le persone sempre più curiose di conoscere e frequentare mercati, mercatini e negozi dell’usato, lo dicono le statistiche.

Inoltre, da tempo anche le istituzioni iniziano ad accorgersi che è fondamentale sprecare meno: qualcuno inizia a parlare di riuso con cognizione di causa e anche la politica dovrà accorgersene. Di strada da fare ce n’è tanta, ma chi ama questo lavoro sa anche quanta soddisfazione arrivi dalla contentezza della gente che è riuscita a “piazzare” un mobile, da chi riesce ad arredare casa solo con oggetti usati e magari per questo si sposa prima, a chi può permettersi di andare in vacanza con i rimborsi ottenuti dal mercatino di fiducia. La bellezza di questo lavoro sta nelle storie raccontate dalle persone e dagli oggetti che rivivono altrove, grazie al ponte tra passato e futuro che riusciamo a costruire ogni giorno.


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente