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Il riuso nel cibo: anche in Italia le eco-vaschette!
Mercoledì 06 Maggio 2015
Giulia Giarola

L'Expo di Milano è appena cominciato e intanto fioccano le iniziative che contribuiscono a diminuire gli sprechi, soprattutto in materia di cibo. Perché nell'ottica del riuso qualsiasi cosa può essere, appunto, riutilizzata e anche quello che non mangiamo merita una seconda vita.

Riuso: una parola, mille significati. Un termine importante che riflette uno stile di vita, un modo per migliorare la qualità del proprio vivere e quello delle generazioni future. Riutilizzare un oggetto, dandogli una nuova possibilità, è un gesto che ha un forte impatto sociale e ambientale. E spesso non ci rendiamo conto di quanto il riuso sia alla portata di tutti.

Gli sprechi enormi causati dalla crescita del benessere globale sono sotto i nostri occhi: beni semi-nuovi vengono gettati ogni giorno senza alcun riguardo per l'ambiente, e per chi potrebbe riusarli. La nostra società “usa e getta” ci porta a non rispettare le cose che possediamo, che si tratti di un oggetto o del cibo che abbiamo nel piatto. In discarica finisce davvero di tutto, rifiuti che in realtà potrebbero andare benissimo ad altre persone e che potrebbero essere quindi delle risorse preziose.

Per fortuna il riuso sta pian piano entrando nella quotidianità degli italiani (meglio tardi che mai!), tant'è che i negozi dell'usato stanno avendo sempre più successo. Perché i benefici del riuso non sono pochi e i vantaggi di una tale pratica si riflettono sulla vita di tutti i giorni, facendoci capire che forse un modo ecosostenibile per vivere meglio c'è. Quali sono le conseguenze positive del riuso?

1) Se vendiamo ciò che non usiamo possiamo guadagnare denaro, recuperando parte delle spese.

2) Grazie al riuso diminuiscono molto i rifiuti da smaltire e la spessa pubblica per tale scopo.

3) L'usato ha un prezzo inferiore rispetto al nuovo e quindi chi compra può risparmiare tantissimo.

4) Vogliamo parlare dell'impatto sulla natura? Scegliere il riuso vuol dire evitare la produzione del nuovo e di tutto ciò che di negativo comporta: sfruttamento delle risorse e delle materie prime, inquinamento, spreco di energia ed emissioni di anidride carbonica.

Abbigliamento, calzature, accessori, mobili, oggetti d'arredo, libri e così via. Sono tanti i prodotti che si possono riutilizzare, basta averne cura! E perché non avere a cuore anche la sorte del cibo che NON consumiamo? Basta qualche dato uscito dal Rapporto 2014 sullo spreco alimentare per capire quanto sia grave la situazione:

- 1/3 della produzione mondiale di cibo non viene consumato e il 22% dello spreco avviene durante il consumo domestico. Inoltre l’80% del cibo non consumato sarebbe ancora consumabile.

- Il 95% delle famiglie italiane buttano avanzi o cibo che non considerano piu` buono almeno una volta a settimana. Di queste, il 55% lo fa ogni giorno.

- Sotto il profilo economico lo spreco mensile medio a famiglia per cibo gettato e` di circa 30 euro. Il 70 % degli italiani non porta mai a casa il cibo non consumato al ristorante.

Insomma, c'è chi di cibo ne ha fin troppo e chi invece muore di fame. E non sono poche le persone che soffrono per la mancanza di qualcosa da mangiare: ben 2 miliardi di esseri umani ogni giorno. Questi sono numeri che ci fanno riflettere e che devono cambiare le nostre cattive abitudini. Finalmente qualche passo in avanti contro questi problemi lo stiamo facendo, e anche se nel resto del mondo si fa già da anni (in America e nei Paesi Anglosassoni), pure in Italia iniziano a diffondersi nei ristoranti le eco-vaschette (o doggy bag) per portare via il cibo avanzato. Ad esempio il progetto “La.mia scatola del gusto” della Provincia di Verona, oppure “Ri-gustami a casa” della Provincia di Trento.

Lo spreco di cibo è uno dei segni più tangibili di uno stile di vita sbagliato, in cui il consumismo la fa da padrone. È possibile porre fine alla scorretta abitudine di buttare nel cestino ciò che avanziamo a tavola, nei bar o nei ristoranti? Direi proprio di sì! Abbattere i rifiuti da smaltire diminuendo gli sprechi è una prassi semplice e vantaggiosa per tutti. Applicare il concetto di riuso nel cibo ci permette di tutelare un bene preziosissimo, ci dà l'opportunità di trasformarlo in una risorsa, di promuovere un tipo di consumo più responsabile e rispettoso nei confronti dell'ambiente, e trasformare ciò che mangiamo in una nuova possibilità.


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente